La parodontite, un tempo chiamata “piorrea”, è un’infiammazione cronica che distrugge gradualmente i tessuti che sostengono i denti: gengiva, legamento e osso. Proprio perché progredisce quasi sempre senza dolore, si manifesta con segnali discreti come sanguinamento gengivale, gengive ritirate o alito cattivo. Questo spiega perché, nella forma grave, riguardi circa un adulto su cinque nel mondo secondo l’OMS. Cronica, però, non vuol dire incurabile. Con una diagnosi precisa e una terapia graduale la malattia si ferma, e con il mantenimento resta stabile nel tempo. È il percorso che seguiamo presso Orsini Dental Project, studio dentistico a Roma EUR – Mezzocammino, nato da un impegno preciso:
«offrire cure di qualità, con un approccio umano, etico e professionale.»
— Dr. Fabrizio Orsini, odontoiatra, fondatore di Orsini Dental Project
Molte persone sono convinte che un po’ di sangue quando si lavano i denti sia normale. Non lo è. Spesso è il primo segnale di una malattia che, se riconosciuta in tempo, si può tenere sotto controllo per tutta la vita.
Cos’è la parodontite?
La parodontite è una malattia infiammatoria cronica dei tessuti di sostegno del dente, il parodonto. È causata dall’accumulo di placca batterica (biofilm) e dalla risposta infiammatoria dell’organismo, che nel tempo danneggia gengiva, legamento parodontale e osso.
Tutto comincia in modo silenzioso. La placca che si accumula lungo il bordo gengivale provoca un’infiammazione superficiale, la gengivite. Se l’infiammazione persiste, in alcune persone si estende in profondità.
La gengiva si stacca dal dente, si formano delle tasche parodontali e l’osso che sostiene il dente inizia a riassorbirsi.
Con il tempo, i tessuti di sostegno non riescono più a mantenere il dente stabile nella sua posizione, che comincia a muoversi o a spostarsi. Nei casi più avanzati, se la malattia non viene curata, uno o più denti possono andare perduti.
Il termine “piorrea”, ancora molto usato, è impreciso, perché fa pensare alla presenza di pus, che compare solo in alcune fasi. Secondo il Global Oral Health Status Report dell’OMS (2022), le forme gravi di malattia parodontale riguardano circa il 19% degli adulti nel mondo, cioè oltre un miliardo di persone.
Quali sono i sintomi della parodontite?
La parodontite raramente fa male, e per questo molte persone se ne accorgono tardi. I segnali da non sottovalutare sono:
- Gengive che sanguinano quando ti lavi i denti o usi il filo. È il segnale più precoce.
- Gengive ritirate, con denti che sembrano “più lunghi”.
- Alito cattivo che non migliora con l’igiene quotidiana.
- Denti che si muovono, si spostano o lasciano spazi nuovi tra loro.
- Sensibilità al freddo vicino alla gengiva.
- Fastidio o gonfiore gengivale ricorrente.
Se riconosci uno o più di questi segnali, conviene fare una valutazione parodontale. Prima si interviene, più semplice è il percorso.
Quali sono le cause e i fattori di rischio?
La causa necessaria è il biofilm batterico. Non tutti, però, sviluppano la parodontite allo stesso modo: fumo, diabete, familiarità, stress e alcune condizioni generali aumentano il rischio e la velocità con cui la malattia progredisce.
- Fumo: riduce le difese delle gengive e maschera il sanguinamento, quindi la malattia avanza senza segnali evidenti.
- Diabete, soprattutto se non ben compensato.
- Ereditarietà: se i genitori hanno perso denti per parodontite, il rischio dei figli è più alto.
- Stress e alcune terapie farmacologiche.
- Igiene orale insufficiente e restauri che trattengono placca.
Gengivite e parodontite: che differenza c’è?
La gengivite è un’infiammazione limitata alla gengiva ed è reversibile. La parodontite coinvolge anche legamento e osso, e i tessuti persi non si riformano spontaneamente.
| Gengivite | Parodontite | |
| Tessuti coinvolti | Solo la gengiva | Gengiva, legamento, osso |
| Sintomi tipici | Sanguinamento, arrossamento | Sanguinamento, tasche, recessioni, mobilità |
| Reversibilità | Sì, con igiene adeguata | Il danno osseo non regredisce da solo |
| Obiettivo della terapia | Eliminare l’infiammazione | Fermare la malattia e mantenerla stabile |
Non tutte le gengiviti diventano parodontite, ma ogni parodontite è stata prima una gengivite. Per questo l’igiene dentale professionale con protocollo GBT e i controlli regolari sono la prima vera forma di prevenzione.
Come si fa la diagnosi della parodontite?
La diagnosi si basa sul sondaggio parodontale. Con una sonda millimetrata si misura la profondità delle tasche intorno a ogni dente, e i dati si registrano in una cartella parodontale. Le radiografie completano la valutazione dell’osso.
La visita parodontale comprende:
- Anamnesi: salute generale, farmaci, fumo, familiarità.
- Sondaggio parodontale di tutti i denti, con misurazione di tasche, sanguinamento e recessioni.
- Valutazione della mobilità dentale.
- Esami radiografici per misurare la perdita di osso.
Con questi dati la parodontite viene classificata secondo la classificazione internazionale del 2017 (AAP/EFP). Lo stadio (da I a IV) indica la gravità, il grado (A, B, C) la velocità di progressione. Non è un’etichetta: serve a costruire un piano di cura personalizzato e a decidere ogni quanto fare i controlli.
Come si cura la parodontite?
La terapia segue un percorso a fasi, raccomandato dalle linee guida della European Federation of Periodontology (EFP, 2020): controllo dei fattori di rischio e dell’igiene, terapia non chirurgica, chirurgia solo se necessaria, e mantenimento nel tempo.
1. Terapia causale: motivazione e controllo dei fattori di rischio
Si parte dal paziente. Si lavora sulla tecnica di igiene domiciliare, sull’uso di scovolini e filo, sul fumo e sul controllo del diabete, insieme al medico curante. Senza questa base nessuna terapia successiva è stabile.
2. Terapia non chirurgica
In anestesia locale si rimuovono placca e tartaro sotto la gengiva e si decontaminano in profondità le superfici delle radici (la “levigatura radicolare”). Dopo alcune settimane un nuovo sondaggio verifica la risposta dei tessuti.
3. Chirurgia parodontale, quando serve
Se restano tasche profonde, si valuta un intervento chirurgico. La chirurgia può correggere i difetti ossei e, nei casi indicati, guidare la rigenerazione di parte dell’osso e dei tessuti persi.
4. Terapia di mantenimento
Una volta stabilizzata, la malattia va tenuta sotto controllo con richiami periodici personalizzati, in genere ogni 3–6 mesi, con il protocollo GBT descritto nella pagina igiene e prevenzione.
Il percorso clinico completo, dalla diagnosi alla chirurgia rigenerativa, è descritto nella pagina sulla cura della parodontite a Roma EUR.
Quando la chirurgia non serve: perché si parte dalla terapia meno invasiva
Scoprire di avere la parodontite fa spesso temere subito un intervento. In realtà molti casi si stabilizzano con la terapia non chirurgica, a condizione che il paziente diventi parte attiva della cura. Per questo la chirurgia si valuta solo dopo aver verificato la risposta alle terapie più conservative.
Se la parodontite è cronica, curarla serve davvero?
Sì. La parodontite è cronica perché i batteri che l’hanno causata fanno parte stabilmente della flora della bocca e non possono essere eliminati del tutto. La terapia, però, li priva del loro ambiente ideale, spegne l’infiammazione e ferma la distruzione dell’osso. Il mantenimento impedisce che la malattia si riattivi.
Su questo punto c’è un equivoco molto diffuso: “se è cronica, allora le cure non funzionano” oppure “non servono a nulla”. È esattamente il contrario. Per capirlo bisogna distinguere due cose: cosa la terapia può fare e cosa nessuna terapia può fare.
Cosa la terapia può fare.
- Decontaminare in profondità le tasche gengivali, rimuovendo il biofilm e il tartaro che si nascondono sotto la gengiva.
- Ridurre la profondità delle tasche, cioè proprio gli spazi in cui i batteri più aggressivi trovano riparo.
- Con la chirurgia, correggere i difetti ossei e, nei casi indicati, guidare una rigenerazione dell’osso.
- In questo modo, spegnere l’infiammazione e fermare la perdita di sostegno dei denti.
Cosa nessuna terapia può fare. Eliminare definitivamente i batteri responsabili della malattia. Restano presenti nella bocca e, se trovano di nuovo le condizioni favorevoli, ricolonizzano le zone sotto la gengiva. A questo si aggiunge la predisposizione individuale, che è una caratteristica della persona e non cambia con le cure.
Per questo si parla di malattia cronica ma controllabile, un po’ come accade con la pressione alta: nessuno pensa che i farmaci “non funzionino” perché vanno presi con continuità. Allo stesso modo, la terapia parodontale funziona, e il mantenimento è ciò che ne conserva i risultati.
Il punto di vista clinico
«Quando spiego che la parodontite è cronica, la prima reazione è spesso: allora curarla non serve. È vero il contrario. La terapia toglie ai batteri il loro rifugio e ferma la malattia; il mantenimento impedisce che se lo riprendano. Sono due metà della stessa cura, e nessuna delle due funziona senza l’altra.»
— Dr. Fabrizio Orsini, laureato in Odontoiatria e Protesi Dentaria all’Università di Roma Tor Vergata, fondatore di Orsini Dental Project
Se un dente è ormai compromesso, si valutano con calma le alternative, compresa l’implantologia. Prima di inserire un impianto, però, la parodontite deve essere sotto controllo, perché gli stessi batteri possono colpire anche i tessuti intorno agli impianti.
La cura è un impegno condiviso
Nella parodontite il risultato dipende da due impegni che procedono insieme. Lo studio pianifica una cura rivolta alle cause della malattia; il paziente ne protegge i risultati nel tempo.
In Orsini Dental Project prendere in cura un paziente significa costruire un percorso di salute, non eseguire singole prestazioni. Il piano di cura interviene sulle cause, segue fasi definite e verifica i risultati con misurazioni oggettive. L’obiettivo è riportare la bocca a una condizione di salute stabile e mantenerla nel tempo.
La parte del paziente ha un nome preciso: compliance, o aderenza terapeutica. Indica la costanza con cui si seguono igiene quotidiana, appuntamenti e richiami, e non è un dettaglio. Secondo una revisione sistematica del 2015, chi segue regolarmente i controlli di mantenimento perde significativamente meno denti di chi li segue in modo discontinuo. Tornare in studio, quindi, non significa rifare la cura, ma proteggerne i risultati.
In cosa consiste il Metodo Orsini?
Il Metodo Orsini è il modo in cui lo studio organizza il percorso parodontale. È un ciclo in sei fasi, basato sulle linee guida della European Federation of Periodontology: ogni risultato viene misurato prima di passare alla fase successiva, e a ogni richiamo il ciclo si chiude e ricomincia.
| Fase | Cosa si fa | Il tuo ruolo |
| 1. Diagnosi | Storia clinica, farmaci, fumo, familiarità | Raccontare tutto, anche ciò che sembra non riguardare i denti |
| 2. Sondaggio e radiografie | Misura delle tasche e dell’osso: è il “punto zero” del percorso | Conoscere la tua situazione: ogni dato ti viene spiegato |
| 3. Terapia causale | Istruzione all’igiene e decontaminazione profonda delle tasche | Applicare ogni giorno ciò che hai imparato |
| 4. Rivalutazione | Nuovo sondaggio e confronto con il punto zero; se restano tasche profonde, terapie aggiuntive, chirurgia compresa | Sapere che il risultato dipende anche dalla tua igiene quotidiana |
| 5. Mantenimento | Terapia di supporto con protocollo GBT, a intervalli personalizzati | Rispettare le scadenze concordate |
| 6. Richiami | Lo studio ti ricontatta e riapre il ciclo con una nuova verifica | Rispondere anche in assenza di sintomi |
Il percorso è un cerchio, e non una linea, perché la parodontite è cronica. Quando la malattia è stabile, però, ogni nuovo giro diventa soprattutto un controllo: il modo più semplice per intercettare per tempo i segnali di riattivazione.
La parodontite è collegata alla salute generale?
Sì. La ricerca ha documentato associazioni tra parodontite e diverse condizioni sistemiche, in particolare diabete e malattie cardiovascolari. Il legame passa attraverso l’infiammazione cronica.
- Diabete: il consensus EFP/International Diabetes Federation (2018) descrive una relazione bidirezionale. Il diabete non controllato peggiora la parodontite, e la parodontite può rendere più difficile il controllo della glicemia.
- Cuore e vasi: il consensus EFP/World Heart Federation (2020) riconosce un’associazione tra parodontite e malattie cardiovascolari.
- Gravidanza: le modificazioni ormonali rendono le gengive più sensibili all’infiammazione, quindi un controllo parodontale è consigliabile anche in questa fase.
Un’associazione non significa che la parodontite sia “la causa” di queste malattie. Significa però che curare le gengive fa parte del prendersi cura della propria salute.
Prevenzione in famiglia: familiarità, figli e controlli parodontali
La parodontite ha una componente familiare. Se in famiglia qualcuno ha perso denti per questa malattia, è utile che i figli adulti facciano una valutazione parodontale anche in assenza di sintomi.
La prevenzione però comincia molto prima e coinvolge tutta la famiglia. È da qui che nasce Orsini Igiene e Prevenzione, il centro dedicato del nostro studio. Il percorso parte dal bambino, accompagna l’adolescente e coinvolge l’adulto, che è anche il custode della salute dei propri figli. Sottoporsi regolarmente all’igiene professionale non è solo una scelta estetica, ma una strategia di benessere generale. Per i più piccoli, il percorso inizia con il dentista per bambini.
Il percorso parodontale nello studio di Roma EUR – Mezzocammino
Nello studio fondato dal Dr. Fabrizio Orsini, la prima visita parodontale comprende anamnesi, sondaggio completo con cartella parodontale ed esami radiografici quando sono indicati. Al termine il paziente riceve una spiegazione chiara della propria situazione e un piano di cura con le fasi e i tempi previsti. Per chi vive con ansia le cure odontoiatriche è disponibile anche la sedazione cosciente.
Dove siamo: Via Rinaldo d’Ami 6 (Piazza Crepax), 00127 Roma, facilmente raggiungibile da Torrino, Mezzocammino ed EUR. Si può parcheggiare presso il Conad Superstore, Largo Bruno Angoletta o Largo Giuseppe Guastalla.
Orari: dal lunedì al venerdì, 9:00–13:00 e 14:00–18:30. Il sabato si effettuano solo sedute di igiene orale.
Contatti: 06 52833951 · prenotazione online
Domande frequenti sulla parodontite
La parodontite è contagiosa?
Non nel senso comune del termine. I batteri del cavo orale si possono trasmettere, per esempio tra partner, ma lo sviluppo della malattia dipende soprattutto dalla risposta del singolo organismo e dai fattori di rischio.
Se la parodontite è cronica, perché curarla?
Perché la terapia ferma la distruzione dell’osso e spegne l’infiammazione. È cronica solo perché i batteri non si possono eliminare del tutto dalla bocca: il mantenimento serve a impedire che tornino a causare danni.
Ogni quanto serve il mantenimento?
In genere ogni 3–6 mesi. L’intervallo viene stabilito in base a stadio, grado e fattori di rischio, e poi rivalutato nel tempo.
La terapia parodontale è dolorosa?
La terapia non chirurgica si esegue in anestesia locale. Nei giorni successivi può comparire una sensibilità transitoria. Ogni passaggio viene spiegato prima di procedere.
I denti che si muovono si possono salvare?
In molti casi sì, se il sostegno osseo residuo e le condizioni generali lo consentono. La valutazione va fatta caso per caso, dopo la diagnosi parodontale.
Le gengive non fanno rumore finché il danno non è avanzato: un controllo oggi è il modo più semplice per non doverne parlare domani.
Scritto e revisionato da Dr. Fabrizio Orsini
Odontoiatra, fondatore e titolare di Orsini Dental Project, Roma EUR – Mezzocammino. Laurea in Odontoiatria e Protesi Dentaria presso l'Università di Roma Tor Vergata; Master Universitario di II livello in Medicina Estetica presso l'Università di Camerino. Revisione medica: novembre 2026. Contenuto a scopo informativo: non sostituisce una visita odontoiatrica.

